|
Il mio nome è Giovanni Cismondi. Sono nato a Udine il 22 dicembre 1959. Nel 1978 ho conseguito il Diploma di Maturità presso l'Istituto Statale d'Arte di Udine. Mi sono quindi iscritto alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Venezia dove ho frequentato seminari di Islamistica. E' a Cà Foscari che mi sono appassionato della storia e della cultura del mondo arabo. Nel 1985 mi sono laureato in Discipline della Comunicazione presso l'Università di Bologna e perfezionato in semiotica a Londra. Ho lavorato quasi
sempre nel settore della comunicazione, principalmente in televisione.
Ho ricoperto mansioni diverse. Ho lavorato a Londra, sono stato segretario
di produzione a Canale 5 a Milano, ho firmato la regia di alcuni documentari
e realizzato alcuni reportage all'estero. Nel 1992, uno tra i primi, mi
sono occupato del fenomeno dell'immigrazione e ho ideato e realizzato
"Tam Tam", un giornale radio inizialmente in inglese, arabo
e spagnolo destinato agli immigrati del Friuli Venezia Giulia. La trasmissione,
che non seguo più da tempo, è regolarmente trasmessa ed
è finanziata dalla Provincia di Udine. "Mi piacciono i segni, le tracce, i simboli, i colori. Mi piace la sincerità, la vita semplice e trasparente dell'essere perché trasparenza e chiarezza sono Luce e Valore. Non sopporto l'arroganza del potere. La mia casa è il deserto. Spazio silenzioso e pulito. Mi travolgono la povertà e la sofferenza umana e scruto il cielo per incontrare l'Infinito." (Giovanni Cismondi) -------------------------------------------------------------------------------- Potrei definire ciò
che faccio una combinazione tra simbolismo e astrattismo in cui il segno
è "significatus", ovvero il proposito di rappresentare
il mondo attraverso una trasfigurazione della realtà, liberando
il dipinto dalloggettivismo per trovare una sintesi tra il visibile
e linvisibile, tra il sogno e la vita, dove le sensazioni e le emozioni
più profonde si materializzano nel tratto e nella pastosità
del colore. La realtà è fortemente presente attraverso i
grandi drammi sociali che traspaiono in alcuni miei lavori; temi che non
si limitano ad una semplicistica denuncia ma vogliono chiamare con forza
ad una riflessione profonda. Eventi, dunque, come segni della nostra epoca. |